1 gennaio, Maternità di Maria: il commento al Vangelo di don Luigi Trivini

Quando guardiamo l’immagine di Maria che tiene in braccio il bambino Gesù il nostro pensiero corre subito a tutta la dolcezza di una madre nei confronti del suo figlio. E’ giusto, perché certamente Maria è stata madre premurosa, attenta al suo figlio, consapevole sempre più della missione che le era stata chiesta. Ma questo non basta a spiegare il mistero della maternità di Maria. Quello che riconosciamo nell’immagine è un semplice trasferimento dell’esperienza umana, che magari ci coinvolge, portandoci a pensare che i nostri rapporti con lei siano simili a quelli che la nostra cultura attribuisce alla mamma nei rapporti umani.

Il mistero di Maria, Madre, non è semplicemente il trasferimento nella sfera di Dio dei nostri rapporti, è invece l’immensa ricchezza di vita che Dio ci fa conoscere e ci dona, dandocene il prototipo in Maria. L’amore di Dio non ha bisogno di completamenti come quello umano. Il suo è tutto, comprende ogni nostra espressione di amore, la contiene e la supera infinitamente. In questa prospettiva allora qual è il ruolo di Maria, madre? Il Vangelo ce la presenta nella nascita del Figlio: l’Annunciazione e la nascita a Betlemme; durante la vita del Figlio di Dio: la presentazione al Tempio, lo smarrimento di Gesù a dodici anni, alle nozze di Cana; durante la Passione e la Morte; all’inizio della vita della Chiesa (la Pentecoste). Se vogliamo trovare una costante che unisce tutti questi momenti la vediamo nel fatto che tra Dio e Maria è un dialogo aperto e completo e quando Maria “non comprende” il Vangelo annota: “meditava tutte questa cose nel suo cuore”. Non è questa una semplice nota di passaggio, ma sottolinea la preminenza di Dio nella vita di Maria. Cioè ci mette in risalto che Maria è sempre disponibile a Dio, accettandolo in ogni circostanza e situazione della vita.

Da questi presupposti possiamo trarre qualche considerazione: la salvezza, che è pienezza di vita, avviene per opera di Dio, ma avviene nel dialogo tra Dio e la creatura umana. Dio si esprime sempre in questo dialogo: la Creazione ne è espressione; i profeti ne sono una voce costante; il Verbo fatto carne è il culmine dello stesso dialogo. Dio lo esige sempre perché rispetta la libertà che ci ha donato. S. Agostino dice: “Il Dio che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te!”. In Maria c’è questo dialogo aperto e totale e per questo lei è la prima creatura umana che “concepisce” la salvezza: Cristo. La concepisce nell’Annunciazione, perché il dialogo tra Dio e lei è perfetto (Si faccia di me quello che tu hai detto); la concepisce a Cana, dove il suo intervento rivela Gesù agli Apostoli; la vive sotto la croce, unendosi alle sofferenze di Cristo e da Lui riceve il compito di continuare la sua azione materna nei confronti del discepolo; la realizza nella Pentecoste, accogliendo insieme agli Apostoli lo Spirito Santo per costituire la Chiesa. E’ ancora S. Agostino che ci dice: “Maria ha concepito Cristo prima nella fede e poi fisicamente”.

La Maternità di Maria pertanto si esprime non tanto in una dimensione fisica o in una espressione sentimentale, ma nella realizzazione piena del dialogo della Salvezza. Maria è colei che per prima e in modo più adeguato risponde a Dio e quindi diventa capace di concepire la salvezza e donarla agli altri, a tutti noi, nella persona del Figlio. E’ in questo modo modello da imitare perché ci indica la strada giusta per realizzare la salvezza; è motivo di conforto, perché le situazioni difficili che possiamo incontrare noi, Lei le ha vissute, portate nella sua vita e ha dato la risposta che noi sappiamo. Maria, madre di Cristo è Madre nostra perché ci dona la salvezza nel Figlio che ha generato e partecipa con noi al dono dello Spirito Santo perché anche noi possiamo riconoscere e accogliere il dono di Dio per lodarlo in eterno.

Don Luigi Trivini