Don Bergamaschi: l’Alfabeto del Coronavirus o della Rinascita (6a puntata)

Anche questa settimana, procediamo nell’analisi del nostro speciale “alfabeto” per la rinascita, perché la speranza è più forte del virus e della morte. Quindi continuiamo:

 R … come “Relazioni”.

L’uomo è un essere in relazione. Per la nostra umanità e il nostro benessere le relazioni sono essenziali. Anche nell’isolamento della propria casa o stanza, il bisogno di mettersi in relazione emerge prepotente. Le modalità sono tante e diverse. I social non mancano di offrirci enormi possibilità. La quarantena ci ha posto grossi limiti, ma è stata anche un punto di appoggio per nuovi salti in avanti, positivamente. Nella limitazione delle relazioni fisiche o corte (vedersi, toccarsi, abbracciarsi) abbiamo paradossalmente sviluppato l’opportunità di vivere un di più di prossimità, anche a distanza. La tecnologia ci ha concesso di non sentirci ancora più abbandonati nel deserto dell’isolamento. Abbiamo capito ancora di più, nell’assenza, quanto sia fondamentale essere guardati da qualcuno, riconoscerci nello sguardo altrui. Vivevamo in una condizione culturale caratterizzata da un individualismo possessivo, latore di una concezione egocentrica dell’individuo portatore di una sorta di diritto e che si crede proprietario del mondo. Tutto questo è franato davanti ad un piccolo virus: siamo fragili o deboli, non onnipotenti e padroni del mondo. Promessa svanita, quella che tu puoi scegliere di essere quello che vuoi, puoi essere il creatore di te stesso, non hai bisogno di niente e di nessuno. Invece Simone Veil, ebrea, convertita, deportata nel Campo di concentramento di Auschwitz, scriveva:” Siamo, nel profondo, esseri in relazione. E’ questa la cosa che ci rende persone. E’ nella relazione che facciamo nascere altri esseri, i nostri figli. Siamo contemporaneamente singolari e plurali. Singolari per la scintilla unica, creatrice e insostituibile che costituisce la personalità di ciascuno. Plurali per la nostra relazione con quelli che ci hanno preceduto nel tempo, le persone che ci circondano nel presente e coloro che immaginiamo dopo di noi” (Simone Veil, ‘La persona e il sacro’).

S … come “Silenzio”.

Mai come in questo tempo di emergenza abbiamo ascoltato il silenzio: strade deserte, piazze vuote, cortili silenziosi. Solo il rumore degli animali, del vento, della pioggia … e delle sirene delle autoambulanze. Un silenzio profondo ha avvolto la nostra vita in questi mesi, anche se alternativamente dal marzo 2020, in base ai colori regionali. Ne abbiamo apprezzato il valore e il significato. Abbiamo scoperto che abbiamo bisogno del silenzio. Ci ha fatto guardare dentro, ci ha costretto a pensare, a pregare, ad alzare lo sguardo. Sant’ Ignazio di Loyola ha scritto nelle ‘ Costituzioni della Compagnia di Gesù’, (Milano, Ancora,1969, n.250):” Mettano tutti una cura speciale per custodire con molta diligenza da ogni disordine le porte dei loro sensi, specialmente degli occhi, delle orecchie e della lingua. Si mantengano nella pace e nella vera umiltà dell’anima, e ne diano testimonianza col silenzio, quando è tempo d’osservarlo, e quando si deve parlare, facendo attenzione alle parole e dando così edificazione con la modestia del volto e la maturità nel camminare, e con tutti gli altri gesti, evitando ogni indizio di impazienza e di superbia. E cerchino e desiderino in tutto cedere agli altri, interiormente stimolandoli quasi fossero superiori ed esteriormente manifestando loro il rispetto e la deferenza consentita dalla condizione di ciascuno, con naturalezza e semplicità. In tale modo, considerandosi gli uni per gli altri cresceranno in devozione e loderanno Dio nostro Signore, che ciascuno deve sforzarsi di riconoscere nell’altro come nella sua immagine”. E David Maria Turoldo, (‘Nel silenzio e di notte’, in Aa.Vv.,’Il silenzio’pp.132-133):” Signore, donaci la grazia del silenzio: insegnaci cosa sia il silenzio. Non il silenzio di chi non ha nulla da dire, il silenzio del vuoto e del nulla. Non il silenzio della morte. Nulla è così muto e vuoto come il silenzio delle lapidi. E salvaci soprattutto dal silenzio dell’orgoglio e dell’arido: di chi non si degna di dire, di parlare, di comunicare; di chi non conosce la fraternità con i suoi compagni ed amici, né la fraternità con le cose. Insegnaci e donaci il silenzio del contemplativo. Quello che nasce dalla scoperta di Dio e del suo mistero: il silenzio che nasce davanti al suo abisso, Signore. Il silenzio di chi ha udito cose che non è lecito all’uomo esprimere: il silenzio del rapimento e dell’estasi, di fronte all’irrompere della Bellezza”.

T … come “Tempo”.

In questo lungo tempo di solitudine e di isolamento si rischia di perdere il senso del tempo. Non avrei mai immaginato di trascorrere giornate come queste, dedicandomi a quelle cose semplici per le quali, di norma, non si ha il tempo. Ora il tempo è come un contenitore vuoto che devi riempire con cura per non lasciare spazi vuoti. In questo modo ti dimentichi del tempo, riesci a non contarlo e lui passa veloce. Ma riempire il tempo non significa solo “fare delle cose”, significa anche ascoltare la propria mente, dare una voce ai propri pensieri e rielaborarli da soli, nella calma. Nella meditazione religiosa si dice “fare deserto” dalla vita caotica di ogni giorno; e allora il tempo diventa dialogo aperto con Dio e con gli altri … una magia. Abbiamo il tempo anche di contemplare quello che prima c’era ma non vedevamo: la Torre da un lato e il Torrazzo dall’altro, il cupolino del campaniletto della chiesa e i portici, qualche albero ‘secolare’ e le tortore sulle antenne televisive. Il tempo apre questo sipario e ravviva i colori del nostro piccolo universo. Il virus ci ha dischiuso anche il valore del tempo, da vivere e non fuggire o consumare.

(continua la prossima settimana).