Don G. Bergamaschi: “Nel 2022 mettiamo al centro l’emergenza educativa”

Carissimi, permettetemi alcune riflessioni a cuore aperto all’inizio del nuovo anno solare, non potendo partecipare direttamente alle celebrazioni comuni perché risultato positivo al tampone, dopo aver partecipato ad un campo invernale con i nostri ragazzi. Già sento chi mi dice: ma non potevi stare a casa? C’era proprio bisogno? Ebbene, cari fratelli e sorelle, cari castellani, ce n’era proprio bisogno! Se un’emergenza noto in questa pandemia (magari lo era anche prima, ma con il covid-19 è emersa lampante!), è proprio l’emergenza educativa dei nostri bambini, dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani. L’ho avvertita ancora di più su al campo, toccando con mano come hanno bisogno di riacquistare fiducia in sé stessi, nel futuro, negli altri, come hanno bisogno di imparare a stare insieme agli altri, come si sentono insicuri, come hanno bisogno di riempire il vuoto interiore con una spiritualità di fede vera, come chiedono che ci sia qualcuno che li prenda per mano e li inserisca da protagonisti nel grande flusso della vita umana, come sono disponibili ad accogliere parole ed esperienze di verità della vita: hanno fame e sete di vita! E vita vera! Per questo, anche se era un rischio fare questa esperienza, l’ho corso volentieri, e adesso offro la mia quarantena nel silenzio, nella preghiera, nel pensiero e anche un po’ nella sofferenza, per loro, per i nostri giovani.

Tra tutte le contraddizioni che la pandemia ha fatto emergere in questi due anni, tra tutte le carenze e i bisogni avvertiti (dall’inefficienza del sistema sanitario alla tutela dei fragili, da un’economia avvitata su sé stessa che non produce vita ad una vita sociale sgretolata nei valori fondamentali dell’accoglienza reciproca, del rispetto, della solidarietà, della cultura, da una scuola che segna il passo e spesso arranca al lavoro diseguale, troppo per alcuni o assente o precario per altri), sento di lanciare un grido d’allarme per il futuro dei nostri giovani. Al termine di un anno non guardo al passato, ma sono interessato al futuro; e il nostro futuro sono i nostri figli. Tra tutte le necessità che questa pandemia ha sollevato, mi sembra che questa debba avere un’attenzione privilegiata. Se non mettiamo le nostre migliori risorse per l’educazione dei bambini e dei giovani, se anche come comunità non rimettiamo al centro l’interesse, il servizio, la passione per le giovani generazioni, non avremo futuro.

L’anno che si apre sia all’insegna di questo futuro! A 64 anni non è stato facile rimboccarsi le maniche e fare un’esperienza piccola ma significativa con i ragazzi. Ma è stata una scommessa! E positiva! Sento questo come un’esigenza impellente che condivido con tutti voi. Quello che ho cercato di fare in questi anni è sempre stato rivolto a costruire futuro per la nostra comunità: la sistemazione dell’Oratorio, il GAP, la corte S. Apollonio, la Casa del Giovane che, nonostante le difficoltà, siamo riusciti a tenere aperta, i campi anche nella pandemia per le attività con i giovani e per loro, il Mast e Radio Alfa per dare impulso alla cultura in cui i giovani devono crescere, l’educazione alla carità e alla solidarietà verso chi ha più bisogno con la nostra Caritas. Quanti fratelli e sorelle hanno dato la loro bella testimonianza in tutto ciò! Ma ora lancio un appello perché tutta la nostra comunità si faccia carico, in vari modi e a vari livelli, dell’attenzione ai più giovani: sono poveri anch’essi. La pandemia non deve preoccuparci solo perché fa crollare il PIL o perché non possiamo fare i cenoni o le vacanze. Ma perché mette a dura prova il futuro dei nostri figli.

Castel Goffredo ha sempre espresso attenzione ai giovani, nella indelebile memoria di don Aldo Moratti e di tanti che, pur nella mutazione dei tempi e delle culture, si sono spesi per essi. Molti dall’esterno, sentendo quanto facciamo, si meravigliano che la nostra parrocchia sia così attiva. Anche nei recenti incontri con le altre parrocchie della Unità Pastorale e in quelli diocesani, molti parrocchiani confrontandosi con altre realtà comunitarie hanno notato questa diversità ricca di Castel. Vi confesso che non è facile cercare di seguire tutta la complessa ma bella realtà castellana; in questi ultimi anni però ho cercato di difenderla, sostenerla e incrementarla anche di fronte a chi la voleva normalizzare e ridurre come le altre. Non sono per il minimalismo, perché il Vangelo ci offre il di più della grazia e dell’amore, anche se dovessimo dare la vita. Ne vale comunque la pena, in Cristo. Ma aiutiamoci tutti, recuperiamo davvero lo Spirito di Comunione in cui tutto ci sarà possibile, come è avvenuto in Maria. E perché queste non risultino solo parole o bei sentimenti, sappiate che con il Consiglio Pastorale abbiamo deciso di aprire una Missione Parrocchiale Straordinaria nella Vita Ordinaria della parrocchia a partire dal prossimo settembre 2022 fino al settembre 2023, con l’aiuto di alcuni frati e religiose che ci stimoleranno a risvegliare il senso della fede e dell’amore di Dio tra noi e con i giovani. Vedete? Il futuro è già alle porte. Buon Anno Nuovo!

Don Giuseppe Bergamaschi – parroco di Castel Goffredo