Don Matteo: “Qui mi sono sentito un po’ padre, un po’ figlio, un po’ amico”

Svuotando la libreria, mi sono accorto di quanta polvere si è posata sulle copertine e infilata tra le pagine dei libri in questi quattro anni in cui sono stato a Castel Goffredo. Eppure, essi, pur impolverati e molti ormai da tempo non più aperti, meritano comunque di essere conservati e custoditi con cura, inscatolati e portati via con me nell’ennesimo trasloco perché contengono storia, vita, riflessioni, immagini, che ne costituiscono la ricchezza, l’interesse, il valore racchiuso al loro interno. E mentre accomodo alla bene meglio i libri negli scatoloni che alcuni giovani amici castellani mi hanno procurato e predisposto, ripenso a quanti “libri non scritti” ho potuto scoprire in questi anni, non essendo infatti un buon lettore della carta stampata, mi ha appassionato molto di più sfogliare le pagine della vita delle persone che a poco a poco si sono aperte a me, coinvolgendomi nel desiderio di approfondire la conoscenza. Quattro anni però sono effettivamente pochi se si considera anche che sono passati attraverso la pandemia che ci ha chiuso e precluso molte possibilità di incontro, eppure sono stati sufficienti per farmi apprezzare e gustare quanto sono riuscito a “leggere”.

Certo, sono sincero, in alcuni casi infatti è stato più faticoso voltare la copertina che non addentrarsi nelle pagine interne. All’inizio ho percepito un po’ di diffidenza nei miei confronti, come sovente capita quando non ci si conosce o si sa qualcosa solo per sentito dire; il mitico Omar sapeva già molto prima che mi presentassi a Castel Goffredo chi ero, da dove venivo, quando ero stato ordinato, dove abitavo ecc… e, immagino che, con lui, anche altri si fossero informati per tempo. Poi pian piano ci si è provati a fidare e ad aprire reciprocamente, e anche i castellani mi hanno potuto conoscere e osservare dal mio modo di inserirmi e accompagnare la comunità, dalle omelie durante la Santa Messa, dagli incontri personali, dalle attività pastorali (oratorio, grest, campi, ritiri, esperienze estive, Amici del Calcio, gruppo battesimale…), dalle battute alla Casa del Giovane, dal campetto da calcio (ahimè poco vissuto perché un po’ sfortunato e infortunato), dai momenti di preghiera e dalla condivisione fraterna della tavola di casa alla quale molti mi hanno ospitato.

Si sa che un libro non va giudicato guardandolo dalla libreria o fermandosi alla copertina, e così anche le persone non si possono conoscere “a distanza” e ci sono tanti modi per crearla. Io spero almeno di aver accorciato un po’ le distanze, spesso attribuite un po’ al ruolo, e di aver creato occasioni di vicinanza per una maggior conoscenza e soprattutto comunione. Io a Castel Goffredo, non mi sono sentito semplicemente “il prete” come mi chiamano amichevolmente alcuni ragazzi, ma un po’ padre, un po’ fratello, un po’ figlio, un po’ amico. Confido che almeno in alcuni momenti, leggendo tra le righe delle mie pagine, qualcuno dei castellani abbia intercettato la presenza di Cristo Pastore. La mia permanenza stabile nella “Libreria Castellana” si sta concludendo, e me ne vado grato per esserci stato, e alla fine non importa se è stato tanto o poco il tempo, ma mi è bastato per incontrare tante persone, purtroppo alcune solo di sfuggita, altre più da vicino. I preti sono pochi e nella libreria è facile individuarli, se si vuole conoscerli, mentre gli uomini e le donne della comunità sono molti e non è facile approfondire la conoscenza con tutti…

Ringrazio i ragazzi e i giovani, che hanno ancora molte pagine da scrivere, per avermi permesso di lasciare qualche segno nel libro della loro vita; ringrazio gli adulti, anche tutti quelli che a volte ho solo incrociato per strada o al bar o in palestra o sui campi da calcio, perché hanno condiviso con me la lettura e la scrittura di una parte dei loro capitoli a volte tristi e a volte pieni di gioia; ringrazio gli anziani che si apprestano a scrivere gli ultimi capitoli, perché mi hanno insegnato che ogni cosa finisce ma la memoria è preziosissima; ringrazio anche gli amici che hanno già completato l’ultimo capitolo e ora rileggono tutto con gli occhi e la sapienza di Dio, che sa vedere molto oltre le nostre pagine, i nostri errori, e le nostre conclusioni.

Don Matteo Palazzani