La Domenica delle Palme: iniziamo con Gesù il percorso verso la “salvezza”

La Domenica delle Palme apre la grande settimana, la Settimana Santa, che ci introduce al cuore degli eventi della nostra salvezza: il solenne Triduo Pasquale, memoriale della passione morte e risurrezione di Gesù. Ogni mistero della fede che celebriamo non è semplicemente una rievocazione storica, l’anniversario di un evento passato o il ricordo di quanto accaduto più di 2000 anni fa. Ogni celebrazione liturgica sacramentale è sempre momento nel quale si compiono ‘qui ed ora’ per tutti i convenuti e partecipanti al rito, gli stessi effetti salvifici vissuti da Gesù in ‘quel tempo’.

Questo è ciò che fa di un rito, che per definizione sempre si ripete, qualcosa che è sempre nuovo e attuale. Quest’anno, vivendo la Pasqua insieme in presenza potremo assaporarne in maniera più piena i benefici che raggiungono la nostra vita così com’è, con le gioie e i dolori, le preoccupazioni e i progetti, le paure e le speranze.

Nella Domenica delle Palme si ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme accolto come un re, come il messia atteso, e la folla si assembra nelle strade per manifestare come può la propria gioia, perché ripone in lui ogni speranza più o meno fondata. Mi viene quasi immediato il rimando ad alcuni episodi visti nel pieno della prima ondata epidemica un po’ in tutta Italia: chi canta dai balconi, chi appende striscioni, chi sventola bandiere, chi suona sui tetti…. Allora però la gente non attendeva né stava accogliendo Gesù, semplicemente faceva appello a un vago sentimento di solidarietà, di comunità, di appartenenza che, facendoci sentire tutti in qualche modo uniti, creava quell’effetto, più simbolico che reale, che insieme avremmo sconfitto e scacciato presto il virus e con esso anche la paura che ha sconvolto le nostre vite.

In realtà quell’entusiasmo è durato poco… come, d’altra parte, quello della folla che accolse osannante Gesù a Gerusalemme, perché mentre si aspettavano che risolvesse in tempi brevi ogni sofferenza, Egli invece l’ha abbracciata e portata su di sé quasi materializzandola nella croce.

È certamente bello fare festa, sentirsi più uniti perché tutti (chi più chi meno) nella stessa barca, ma questo non basta per cancellare la “passione”, la sofferenza, la vulnerabilità umana. … Il dramma consiste proprio nel fatto che la “passione” (= sofferenza) è reale e ci si deve passare in mezzo se si vuole vivere fino in fondo la vita, proprio come ha fatto Gesù. Tanti cori, urla e schiamazzi, così come per altro molte manifestazioni negazioniste, appaiono invece timidi e inefficaci tentativi di esorcizzare, allontanare, la sofferenza, qualunque forma essa assuma.

E infatti ci siamo ancora dentro in pieno: ZONA ROSSA, proprio come “rosso” è il colore liturgico di questa celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione di Gesù. Essa fa parte di noi, volenti o nolenti, perché siamo fallibili, fragili, mortali, precari…

Nessuno, sano di mente, cerca la sofferenza, ma non si può nemmeno far finta che non esista, che sia solo un’illusione e che poi tanto passa… Sì, certamente passerà (come passerà questa grande e mondiale sofferenza) ma ce ne saranno altre più o meno grandi in relazione a quanto vicino a noi accadranno, perché alla fine siamo tutti un po’ egoisti e diamo vero peso alle cose solo quando toccano noi.

Gesù attraversa quella folla osannante senza gonfiarsi troppo, perché sa che la stessa poi lo condannerà a morte. Gesù vive la sua vita fino alla fine, assumendone tutti i suoi aspetti, assaporandone anche l’amarezza prima quella psicologica (solitudine, abbandono, tensione, dramma interiore, crisi) e poi quella fisica (insulti, percosse, flagelli, corona di spine, croce, morte), senza mai tuttavia pensare che fosse la fine, o che non fosse vita, confidando non nelle false illusioni dell’andrà tutto bene, ma credendo molto di più nella presenza accanto a lui del Padre, nelle braccia del quale consegna la sua vita. Sceglie l’insegnamento del chicco di grano…

Dando tutta la sua vita, fino alla fine, Gesù riceve Vita, compie il passaggio, cioè la Pasqua, ma conserva i segni della passione. Anche noi, finite le illusioni che tutto sarebbe passato presto, sentiamo la fatica, la stanchezza, la frustrazione e il dolore di aver perso tante, troppe persone care. Sono queste le nostre cicatrici che possono essere un monito a vedere il mondo, Dio, gli altri e la nostra stessa vita con occhi diversi. Possono, se lo vogliamo, oppure potremo sempre cercare in qualche modo di coprirle e nasconderle. Anche noi vivremo il passaggio attraversando questa “passione”, ma ne usciremo con una vita rinnovata?