“La tentazione”: il commento al Vangelo domenicale a cura di don L. Trivini

La prima domenica di Quaresima, richiamando alla nostra attenzione l’opera della salvezza realizzata dal Signore, ci presenta il racconto della tentazione. L’intento della Bibbia è di farci vedere Gesù come il nuovo Adamo capace di vincere la tentazione, di fronte al “vecchio” Adamo che invece cedette alla tentazione. Non fermiamoci ad immaginare la scena che talvolta è raffigurata per evidenziare la forza e la decisione di Gesù nella scelta della volontà del Padre. La tentazione è una condizione abituale. Non a caso Luca dice al termine del racconto: “Il diavolo si allontanò da Lui fino al tempo stabilito”. Ed è importante notare che nei racconti del terzo evangelista compaiano le stesse situazioni e condizioni. “Se sei il Figlio di Dio!” è la sfida del diavolo a Gesù nel deserto, ma è la stessa sfida che si ripete da parte dei Giudei quando Gesù è sulla croce. E’ la sfida lanciata ad ognuno di noi in ogni circostanza della vita. “Se sei figlio di Dio!”, se sei te stesso, con un po’ di orgoglio umano non vai dietro alle chimere; se sei … basti a te stesso; non hai bisogno di un Dio a cui affidare la tua fiducia. La tentazione può essere compresa nel desiderio, che si trasforma ben presto in decisione, di fare a meno di Dio, pensando di bastare a se stessi.  Dio risulta un intruso nella mia vita, un ingombro che mi impedisce di esprimere tutto me stesso. Il bene e il male lo decido io. Mi sostituisco a Dio stesso.

Questa è la tentazione più forte che possa interessare la persona umana. Ci siamo accorti della nostra libertà; ma soprattutto ce la siamo appropriata come se fosse nostra e la gestiamo secondo i nostri criteri in mezzo ad equivoci ed errori che spesso distruggono la nostra vita. Non ci accorgiamo che chiudere il nostro rapporto con Dio, significa gettare la nostra persona nel caos più profondo, perché nell’isolamento non c’è vita. Oggi spesso si parla del diavolo come tentatore che ci distrae o ci induce al male, riducendo la nostra libertà. Stiamo attenti che questo non sia un alibi per distoglierci dalle nostre vere responsabilità. Il male che noi facciamo è colpa nostra, non di un eventuale tentatore. Invece io sarei più propenso a pensare a quel male che noi lasciamo crescere in noi e attorno a noi in modo indiscusso che ad un certo punto diventa opinione corrente; diventa modo di vivere a cui bisogna adeguarsi per non essere emarginati. Queste sono le vere tentazioni che ci coinvolgono e non ci permettono di essere liberi.

In secondo luogo la tentazione, come l’amore, riguarda direttamente il nostro rapporto con Dio. Saremmo tentati di pensare spontaneamente che la tentazione (di qualsiasi genere sia) riguardi la nostra decisione di fare o non fare una determinata cosa. Io credo che vada molto più in profondità: intacca il nostro rapporto con Dio. Quando io dico “no” a Dio non gli nego solo un’azione, una mia scelta; gli nego me stesso. Tutto questo intacca il mio rapporto con Dio, perché a questo punto Dio diventa un estraneo, addirittura un nemico. Se noi lasciamo crescere un clima di ingiustizia in noi e attorno a noi, l’ingiustizia diventerà la regola dei nostri comportamenti. Anch’io mi adatterò e arriverò a pensare che questo conta nella vita, mi sentirò parte di questo mondo se anch’io mi comporto così, mentre ciò che mi viene proposto da Dio mi risulta estraneo. Il mio rapporto con Dio cambia radicalmente. Io penso di non aver causato un simile allontanamento, mi sembra che una forza occulta me l’abbia inculcato, invece ne sono stato parte in causa e a questo punto non sono più in grado di dominarlo. La presenza personificata del tentatore a questo punto mi sembra un problema di poco conto sia perché sappiamo che è legata ad una certa cultura di contrapposizione del principio di bene e di male, a cui anche la Bibbia è debitrice; sia perché quando nella Bibbia viene nominato è sempre sconfitto. Preferisco pensare la tentazione legata alla mia condizione di limite e al condizionamento che il limite, fatto diventare valore, molte volte induce il comportamento umano.

Come vincere la tentazione? Certamente non con esorcismi o preghiere particolari, pensando che Dio intervenga a nostro favore, ma unicamente intensificando il rapporto con Dio, perché se Lui fa parte del nostro mondo interiore, se è il valore primo della nostra vita, allora la nostra mente e il nostro cuore saranno intenti alla sua presenza, alla sua Parola e noi andremo verso la meta da Lui indicata. Cristo ha vinto definitivamente il male offrendo se stesso al Padre e a noi che ci ha scelti come fratelli.