Il commento al Vangelo: “Perché mi hai visto, Tommaso, hai creduto!”

Questa è la resa totale della razionalità nei confronti della fede. Molte volte le abbiamo messe in contrapposizione l’una con l’altra, ma non è così. Piuttosto dobbiamo vederle in composizione: la nostra razionalità ha bisogno di indagare, di provare, di arrivare alla conoscenza, anche se è sempre una conoscenza imperfetta. E’ la conoscenza conquistata con il procedimento dell’esperienza diretta, ma ci dimentichiamo che è sempre limitata. Non soddisfa pienamente le esigenze della nostra persona, anche se le stimola a cercare sempre più in profondità.

In secondo luogo non dimentichiamo che il cammino della nostra razionalità tende ad “impossessarsi” della verità e vuole rendere noi protagonisti fino a esserne detentori. Se dovessimo raffiguralo con un diagramma, dovremmo disegnare una linea ascendente che punta alla cima più alta e si sente appagata solo quando campeggia solitaria senza concorrenti.

La fede invece segue un movimento inverso. Dio si propone all’uomo, scende verso di lui, lo accoglie e lo include nel suo progetto di vita. La fede inizia da Dio che si rivela e arriva all’uomo che si sente avvolto e compreso. Non include ragionamento iniziale, ma semplicemente richiede di lasciarsi prendere totalmente e trasportare in un mondo che non appartiene alla nostra logica. La fede procede per intuito e per fascino. Non è possibile ragionare nella fede perché si introdurrebbe un aspetto che non le appartiene. L’atteggiamento della persona credente è di abbandonarsi alla Verità per essere “rapita” da questa. E’ l’atteggiamento di chi non pone resistenza, ma si lascia inondare, avvolgere dalla Verità. A noi fa impressione perché ci appare un atteggiamento passivo, dove la nostra intelligenza non ha un ruolo attivo e la nostra persona sembra ridotta ad un ruolo di pura passività.

Non è così. Al contrario questo è un momento tra i più attivi della persona, perché non solo percepisce e può godere della Verità, ma lo fa senza i procedimenti tipici della razionalità, che sono sempre graduali e faticosi. Questa è l’esaltazione più grande della persona perché la rende partecipe fisicamente della Verità. L’intelligenza non è umiliata, ma esaltata: la persona umana è capace di superare le sue stesse capacità. La frase di Gesù che ho usato come titolo di questa riflessione, letta in questo testo di carattere apologetico, potrebbe suonare quasi come un richiamo o un rimprovero da parte di Gesù rivolto a Tommaso. Invece è la rivelazione di un metodo sempre valido per mettersi in ricerca della Verità non richiede uno stato di ricerca, ma una accoglienza disponibile che penetra la stessa vita e la cambia.

Non a caso Tommaso termina la sua ricerca con l’atto di fede nel Signore risorto: “Signore mio e Dio mio!”