Don Trivini: “Riflettiamo insieme sulla Prima Comunione dei nostri bambini”

Siamo ormai a metà del percorso celebrativo della Prima Comunione dei nostri bambini e quindi ritengo doveroso rendermi presente con queste poche righe perché, avendoli avuti in consegna durante questo anno di catechismo, non vorrei che si sentissero abbandonati proprio nel momento bello e solenne della Prima Comunione: insieme ai catechisti li abbiamo con tanto impegno accompagnati fino a questo punto ed ora gioiamo insieme di questo momento bello e straordinario. E’ una tradizione che si ripete ogni anno e, se ci fermiamo a ricordare un po’ l’emozione, l’entusiasmo, la gioia che ha suscitato nell’animo dei tanti bambini, che abbiamo visto avvicinarsi per la prima volta all’Eucarestia, nei loro genitori e catechisti è qualcosa di travolgente.

Io penso, oltre ai miei ricordi personali, ai tanti anni che ho trascorso fino a questo punto come prete, ai bambini che ho accompagnato, vedo una folla numerosa, quasi sterminata che oggi non saprei più contare, ma che posso raccontare perché tanti sono i ricordi ed è bello che possiamo condividerli in tanti, anche perché questo momento straordinario segna il cammino di una vita e solitamente non si dimentica. Sì, il bambino nella sua innocenza e spontaneità, sa suscitare entusiasmo e procurare gioia e non di rado ci induce a decisioni nuove nella nostra vita. Per tutti questi motivi mi permetto di fare alcune riflessioni che vorrei indirizzare particolarmente a voi genitori e a tutti gli adulti della nostra parrocchia.

La Prima Comunione è un appuntamento che coinvolge l’intera comunità, perché i bambini che accogliamo nella nostra assemblea di adulti attirano la nostra attenzione, ci commuovono, ci fanno ritornare un po’ semplici come loro.

E’ tutto bello questo, ma stiamo attenti che non sia come il passaggio di una nuvola in piena estate, quando impera la siccità. Appare all’improvviso impetuosa, passa lasciando uno scroscio di acqua e poi se ne va, lasciando il posto al sole cocente che continua a bruciare ciò che la terra produce. Quante volte le nostre circostanze hanno queste caratteristiche: la durata di un giorno! Credo che sarebbe ingiusto verso i nostri bambini trattarli così. Li ridurremmo alla stregua di uno dei giocattoli che loro usano con disinvoltura per occupare il loro tempo: è nelle loro mani finché serve, poi finisce in un angolo abbandonato.

I bambini non sono i “giocattoli” dei nostri sentimenti, sono persone a tutti gli effetti e verrà ben presto il tempo nel quale ogni generazione consegna loro l’andamento della vita. Pertanto la loro presenza nella nostra comunità di adulti deve suscitare attenzione, senso di responsabilità, lungimiranza. Tutto questo si traduce in una consapevolezza sempre più fondata e chiara della nostra identità di persone che pensano, scelgono, operano con la consapevolezza che non sono dei solitari, ma sempre partecipi di una comunità, dove i diritti di uno sono i diritti di tutti; dove ciò che abbiamo non è solo per noi, ma anche per chi è con noi; dove la vita dei più deboli non è questione di fortuna o sfortuna, ma di responsabilità dei più forti nei confronti dei più deboli.

I bambini fanno parte di questa categoria. Infine, lungimiranza, perché è ovvio che se i bambini di oggi saranno gli adulti di domani, è solo favorendo la loro crescita in senso globale che salvaguardiamo la nostra realtà. Guardiamoli bene i nostri bambini: sono belli, bravi. Sprizzano gioia e la comunicano, ma guardiamoli in prospettiva della loro età che ha bisogno della nostra di adulti; della loro condizione che richiama necessariamente la nostra presenza per preparare il loro domani.