Don Palazzani: “Celebriamo una Settimana Santa fuori dal comune”

La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

 (Mt 21,1-11)

Così inizia la grande Settimana, la Settimana Santa, con la folla che si riversa per le vie di Gerusalemme a vedere cosa succede. Come capita quando c’è qualcosa di strano o di nuovo per strada e comincia a fermarsi uno, poi un altro, ci si guarda un po’ in giro, e in poco tempo si fa ressa. Per cosa? In realtà in pochi lo sanno, ma siccome c’è gente qualcosa ci sarà, e allora ci si ferma incuriositi. Poi parte uno a sventolare rami di palma, un altro che intona dei cori, e via che si aggregano tutti quanti. Trascinati dal chiasso e dal vociare molti si affacciano anche dalle finestre e dai balconi, alcuni escono dai locali. Finalmente in mezzo a tutta quella confusione un bambino con aria sbigottita ingenuamente chiede: cosa sta succedendo? Chi sta arrivando?

Sto ovviamente immaginando la scena, non troviamo scritto questo alla lettera nel vangelo. Ma proseguendo su questa mia ricostruzione alle domande del bambino i più hanno risposto un sonoro e corale: “boh!”, e hanno continuato: “abbiam visto che c’era tanta gente…” Quelli invece che hanno sempre le risposte a tutto si sono lanciati con aria di superiorità: “Ma non lo sai? E’ il profeta Gesù!” Ahhh.

La folla è il grande protagonista di questo brano evangelico, ma ha avuto un ruolo importante in tutta la vicenda di Gesù, perché per un lungo tratto del suo peregrinare lo ha sempre accompagnato. La folla è strana. A volte fa sorridere per le reazioni e per gli atteggiamenti, altre volte fa piangere, perché il vortice della collettività, della massa, annulla la capacità di ragionare. Oggi, in questo tempo di pandemia, abbiamo sotto gli occhi un esempio di come alcuni vivono e interpretano le cose che sentono per televisione, ma potremmo farne molti altri. Se cadi nella rete della folla, del pensiero comune, del così fan tutti, sei fregato. E’ come mettere un piede in un fiume in piena che poi ti trascina e non riesci più a risalire la corrente.

Quella gente tra la folla ha osannato Gesù come re salvatore, e poi la stessa gente ha gridato, forse senza nemmeno accorgersene, di crocifiggerlo. Sì, forse non lo pensavano proprio tutti tutti, però l’hanno detto, l’hanno fatto, si sono lasciati trascinare. Ma proprio questo è il problema: NON PENSAVANO. Che significa: non hanno preso il tempo necessario per riflettere, ricercare, conoscere e scegliere.

Anche a noi nel nostro percorso di fede forse ci è capitato di “fare” senza pensare, travolti o coinvolti non certo dalla massa (ormai i veri credenti sono minoranza), ma dal vortice dell’abitudine o di alcune tradizioni. “Ecco ora il tempo favorevole”! Quest’anno, la Settimana Santa e le celebrazioni pasquali non avranno niente di abitudinario, sarà tutto diverso. Cogliamo allora questa strana situazione come un’opportunità per scegliere come vivere la Pasqua. Non ci si potrà confessare il sabato santo, non si potrà andare a messa per Pasqua (almeno a Natale e Pasqua ci si deve andare no?).

Non ci sono tradizioni da osservare, e abitudini da rispettare, ma possiamo decidere di celebrare in modo nuovo, e così sperimentare veramente la novità del mistero della Pasqua, sentire con forza al suono delle campane che Dio sa sempre volgere al bene il male, sa trasformare o meglio trasfigurare tutto con la potenza del suo amore sempre nuovo!