“Il silenzio di Giuseppe”: riflessione natalizia di don Giuseppe Bergamaschi

Vorrei partire con voi nella mia riflessione di Natale dalla figura e dalla presenza di S. Giuseppe, che quest’anno il Santo Padre ha messo alla nostra attenzione, indicendo un anno a lui dedicato, e non a caso proprio in piena pandemia mondiale, a Lui, S. Giuseppe, patrono universale della Chiesa. In un passaggio della sua Lettera Apostolica, Papa Francesco scrive: “La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia”. E infatti nel Vangelo registriamo che San Giuseppe non dice una parola, ma rimane in silenzio e semplicemente fa quello che gli viene detto dall’angelo. Vorrei allora invitare me e voi a vedere e vivere il Natale, in quest’anno di pandemia, dal punto di vista di San Giuseppe: nel silenzio appunto. Perché in questi mesi drammatici di coronavirus e anche ora siamo subissati di parole, messaggi; invasi da esperti che irrompono nelle nostre case spiegandoci cosa dobbiamo o non dobbiamo fare, mentre si contraddicono reciprocamente e noi rimaniamo frastornati. L’angolo visuale invece per contemplare la bellezza del Natale e recuperare il senso e la gioia di vivere è quello di San Giuseppe: il silenzio!

Ecco, il silenzio di Giuseppe sottolinea la distanza tra il suo universo familiare, il suo progetto di vita con Maria, i suoi pensieri e quell’annuncio che irrompe dall’alto con l’angelo nel sogno, quella proposta che rappresenta una “rottura”, un “salto” rispetto alla sua vita abitudinaria, alle sue occupazioni quotidiane, ai suoi progetti. Solo nel suo silenzio Giuseppe riesce a cogliere il nuovo che irrompe nella sua vita e lo accoglie. Anche noi in questa pandemia siamo chiamati a fare un salto di qualità. Ma come? Nel silenzio, col silenzio. Col silenzio Giuseppe permette a Dio di entrare nella sua vita e di imprimerle una svolta radicale, un orientamento inimmaginabile. Ciò di cui oggi anche noi abbiamo bisogno. Ma noi, uomini moderni, facciamo fatica a fare silenzio, non riusciamo a staccare la spina dal cellulare, da internet, dalla TV; il silenzio ci fa paura, come in questi giorni “rossi”, in cui saremo costretti a stare non solo distanziati, ma anche silenti. Invece proviamo a ritrovare il gusto del silenzio! Il silenzio, nella preghiera, è dilatazione di idee, di orizzonti della nostra esistenza. E’ un uscir fuori dalla ripetitività, dagli schemi precostituiti, dall’abitudine, per entrare nella sconcertante e rivoluzionaria novità di Dio. Questo è il suo Natale: ci fa la sorpresa di venire e stare in nostra compagnia, e noi, silenti, lo custodiamo, come Giuseppe, e lo contempliamo presente in noi col suo potente, dolce e mite Spirito di Risorto.

Inoltre c’è una connessione molto stretta tra silenzio e parola. La passione della Parola divampa soltanto in chi ha il gusto del silenzio. Lanza del Vasto scrive:” Taci molto per avere qualcosa da dire che meriti di essere ascoltata. Ma taci anche per ascoltare te stesso”. Spesso noi ammiriamo le parole coraggiose; ma dimentichiamo che, prima di avere il coraggio delle parole, i veri profeti hanno il coraggio del silenzio. C’è una parola che esprime il vuoto; e quante ce ne sono in giro oggi di parole vuote! E c’è un silenzio che esprime la pienezza. Ci vogliono tante parole per non dire nulla o per dire esattamente il contrario di ciò che si pensa. Ma basta il silenzio per esprimere il Tutto. E’ nel silenzio che la Parola si incorpora a noi, si incarna in noi. Come per Giuseppe. Come per Maria. E’ nelle profondità del silenzio che la Parola attinge la propria forza creatrice. E’ nel silenzio e nella solitudine che la Parola trova la propria fecondità. E’ sorprendente come sia nel silenzio che Dio anche oggi stia portando avanti il suo piano di salvezza per tutta l’umanità, nonostante il covid 19, anzi attraverso di esso. Sempre Lanza del Vasto:” Medita, o silenzioso, sulla virtù delle parole. Conserva la potenza delle parole non dette”. Il silenzio non è assenza o digiuno di parole.

E’, al contrario, Parola presente, “preparata”, attesa. Parola che viene resa penetrante, esplosiva. In questo mondo dominato dal rumore, la nostra parola arriverà a destinazione non se avrà fatto concorrenza ai decibel in continuo aumento, ma soltanto se riuscirà a fare dei conti con il silenzio. E’ il silenzio che giustifica la parola, le conferisce le credenziali di attendibilità e le dà una straordinaria efficacia operativa. Soltanto il silenzio rende credibili le nostre parole. E’ il silenzio il passaporto più valido per ogni nostra parola. Diceva Ionesco:” Solo le parole contano. Il resto sono chiacchiere”. Beninteso: le parole nate dal silenzio, “concepite” nel silenzio. Come il Verbo della vita nel grembo di Maria. Maria e Giuseppe ci ricordano, appunto, che il modo più rispettoso per vivere il Natale, per accogliere il Verbo, la Parola Viva, è di fare un po’ di silenzio. Non è poco, in questo nostro mondo sempre più fracassone. E’ questo l’augurio che mi sento di farvi nel Natale 2020. Forse ci sentiamo costretti a fare un po’ di silenzio dalle attuali restrizioni, ma in realtà abbiamo la possibilità di vivere il Natale con più autenticità perché da questo silenzio possa nascere la Vita, quando magari potremo di nuovo trovarci in piazza a condividere parole nuove per una vita nuova. Buon Natale!

 

PREZIOSITÀ DEL SILENZIO

(San Giovanni della Croce)

Il silenzio è mitezza

quando non rispondi alle offese

quando non reclami i tuoi diritti,

quando lasci a Dio la difesa del tuo onore.

 

Il silenzio è misericordia

quando non riveli le colpe dei fratelli,

quando perdoni senza indagare il passato,

quando non condanni

ma intercedi nell’intimo.

 

Il silenzio è pazienza

quando soffri senza lamentarti,

quando non cerchi consolazione tra gli uomini,

quando non intervieni

ma attendi che il seme germogli lentamente.

 

Il silenzio è umiltà

quando taci per lasciare emergere i fratelli,

quando celi nel riserbo i doni di Dio,

quando lasci che il tuo agire venga interpretato male,

quando lasci ad altri la gloria dell’impresa.

 

Il silenzio è fede

quando taci perché è Lui che agisce,

quando rinunci alle voci del mondo

per stare alla sua presenza,

quando non cerchi comprensione

perché ti basta sapere di essere amato da Lui.

 

Il silenzio è adorazione

quando abbracci la Croce

senza chiedere perché,

nell’intima certezza

che questa è l’unica via giusta.

Nella foto: un particolare del presepio allestito nella Chiesa prepositurale di Sant’Erasmo in Castel Goffredo