“Historia Magistra vitae est”: tornare indietro o scegliere di andare avanti?

“Historia Magistra vitae est”, ci insegnavano; la storia è maestra di vita. Ma davvero? Mi sembra che, almeno per ora, non ci abbia insegnato granché, considerato il momento difficile che stiamo vivendo nella seconda ondata del coronavirus. E sì che molti l’avevano annunciato, era stato previsto. Quelli che lo predicavano erano considerati dei guastafeste, i soliti soloni pessimisti, e via dicendo. E che cosa abbiamo fatto, come ci siamo preparati? Quali stili di vita abbiamo cambiato, sapendo che il virus era ed è ancora tra di noi? No, ci siamo illusi che fosse già passato con l’estate, con il caldo, con le ferie, con le vacanze …  e la macchina dei consumi si è messa in moto come al solito, come se niente fosse. Sì, con qualche attenzione in più, ma sostanzialmente la vita era ripresa come prima. Della terribile primavera precedente, dei morti, dei silenzi angoscianti delle strade e delle piazze, del suono delle sirene …  non c’era più traccia né memoria. Ancora una volta la storia non ha insegnato a vivere!

E ci siamo ritrovati punto e a capo, con qualche conoscenza in più circa i farmaci da prendere e per curare gli ammalati da Covid 19 (ammesso che si trovino!), ma senza i posti letto tanto decantati, necessari a fronteggiare il ritorno della pandemia, senza un numero sufficiente di infermieri, medici, ausili … Ci siamo ritrovati, dopo mesi di allerta, a non avere i pulman necessari per il trasporto degli studenti e dei lavoratori, mentre molti mezzi stanno fermi nei garage, gli autisti a casa in cassa integrazione o col reddito di emergenza, e le scuole …  di prima, come prima, con i soliti problemi endemici di prima. Possibile che non riusciamo mai a imparare qualcosa dalle esperienze precedenti? Possibile che siamo così pesantemente ripetitivi nelle negatività e non riusciamo a pensare e progettare un futuro diverso? A sperare in un modo diverso di affrontare la vita e i suoi problemi? Cosa serve? Una guerra “reale” che stravolga tutto davvero per ricominciare un nuovo modo di vivere? Forse il virus è troppo “invisibile” per scuoterci. Sì, perché noi ci muoviamo solo se sollecitati e spintonati da cose vere, reali, che ci toccano. E allora, quanto di più inumano c’è nel distanziamento sociale! Nella didattica a distanza! Nel lavoro da remoto! Negli incontri on line! Ognuno da sé, per sé, lontano dagli altri …. Così non si riesce a pensare un futuro diverso, altro, da quello del passato.

Il futuro, che è invisibile, diventa reale solo quando insieme ci si mette in gioco, si discute, ci si arrabbia anche, si costruisce una nuova narrazione diversa da quella che ci precede e da quella che ci propinano i media ogni giorno. E anche noi, come cristiani, come comunità cristiana, siamo ritornati a … celebrare! Almeno quello, sì, perché gli incontri di formazione e di comunità, appena abbiamo ricominciato a viverli, seppur nelle limitazioni e attenzioni doverose, sono stati subito bloccati! Già lo scorso 26 aprile scrivevo “Verso la fase 2”: “Mentre tutta la stampa e le TV ci stanno bombardando circa la fase 2 dell’emergenza coronavirus, ma senza avere ancora i contorni precisi di tale ripresa sociale, economica e culturale del paese, è necessario che anche noi ci prepariamo come comunità cristiana a riprendere la nostra vita, pur se nessuno ne parla! E sarà prioritario ritornare a celebrare la S. Messa dal vivo, perché senza Cristo Gesù che rinnova il suo Sacrificio Pasquale per noi, aprendoci sempre di nuovo alla speranza della Risurrezione oltre la morte, senza Comunione con Lui, non si dà salvezza per noi e per l’umanità intera. Abbiamo fatto di nuovo esperienza della morte e della nostra fragilità, se per caso ce ne fossimo dimenticati a motivo della nostra “sicurezza” economica e tecnologica, andate in frantumi! Speriamo nel vaccino, ma anche questo non ci libererà dalla morte, dal dolore e dalla sofferenza; ci aiuterà, ma non ci salverà! Solo Gesù, il Crocifisso Risorto, che continuamente si offre a noi nella Sua Parola e nel Suo Pane spezzato di vita eterna, ci può salvare e far vivere bene anche nella crisi sanitaria ed economica attuale!  Lui solo è la nostra pace e ci suggerirà pensieri e azioni di pace con gli altri uomini, con noi stessi e con la natura, così da condurre già su questa terra una vita nuova e bella, in armonia con gli altri e la natura fino a contemplarlo in Paradiso. Per questo ritorneremo a celebrare, appena ci daranno indicazioni più chiare, ma non dovremo ritornare a celebrare come prima, svogliatamente, senza partecipazione convinta e consapevole all’azione di Cristo e della sua Chiesa, ma con profonda consapevolezza, facendo silenzio, rispondendo, cantando, ascoltando davvero la Sua Parola, facendo davvero Comunione profonda con Lui e i fratelli, diventando testimoni davvero nel mondo del mistero celebrato, uscendo dalla nostra chiesa. Perciò tutti coloro che svolgono un servizio liturgico si preparino a farlo ancora meglio, … “. E tra poco inizieremo a celebrare con un Nuovo Messale! Guarda caso, capita proprio in questa pandemia, si riparte proprio da lì!

Ecco, è arrivato il momento allora di andare avanti: facendo tesoro dell’esperienza vissuta, ma intravedendo la vita nuova che ci sta davanti. Infatti nel Battesimo, e sempre di nuovo nell’Eucarestia, siamo innestati nella vita nuova del Cristo Risorto. La vita nuova, la vita interiore, quella che non si esaurisce mai e crea sempre storia nuova, esiste e sussiste quando credi, cioè quando ti relazioni con il Vivente, cioè con il Padre e con il Figlio, che il Padre ti manda perché dimori in te. “Chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv.11,25) dice Gesù: davvero? Se tu muori, come fai a vivere? Se smetti le tue relazioni con le cose e con gli altri uomini sei morto, come ci vogliono far credere in tanti oggi, in mille informazioni e notizie di morte! Ma per noi la relazione con Dio continua, anzi Lui non la smette con te, dal momento che l’hai iniziata con la fede. Con il credere ti immergi in una vita speciale, quella eterna di Dio.

Chi crede davvero, perciò, non si sente solo, non soffre di solitudine. Gesù lo diceva ai suoi discepoli, proprio quando tutta la gente lo aveva già abbandonato e Lui preannunciava che anch’essi lo avrebbero lasciato solo: “Io non sono solo, perché il Padre è con me” (Gv. 16,32). Anche tu di certo hai sperimentato questa vita speciale, e lo dici quando confidi a qualcuno che ti confidi con Gesù, ti affidi a Lui, credi in Lui. Questa è la riserva della fede che ci fa sperare sempre in un futuro nuovo, perché il Signore Gesù, il Risorto, sta davanti a noi, oltre che accanto a noi e dietro a noi. Con questa riserva di fede e di speranza i cristiani sono capaci di imparare dalla storia per guardare al futuro, costruendo sempre una nuova umanità, che viene dal Cristo, il Vivente, ieri, oggi e domani.

Questo è il servizio che si attende da loro nell’attuale contesto drammatico della pandemia. E senz’altro nasceranno dai credenti e dagli uomini onesti e amanti della vita suggerimenti e indicazioni per ridisegnare una nuova umanità. Di questo abbiamo bisogno adesso.