“Il giudizio di Dio”: il commento al Vangelo di domenica 22 novembre

Nella catechesi del passato (fino a non molti anni fa) è sempre stato insegnato che il giudizio di Dio non lo può evitare nessuno. Anzi, di fronte a palesi ingiustizie, l’ultima minaccia era proprio il richiamo evidente al giudizio di Dio: “Ci sarà una giustizia più giusta!”. Noi poi, secondo questo modo di pensare dovevamo essere integerrimi, per essere sempre pronti per rispondere adeguatamente al giudizio di Dio, improvviso e inappellabile. Non ci si accorgeva che si incorreva in due gravi errori: da una parte Dio veniva allontanato da noi per diventare un giudice severo. Al massimo si poteva sperare nella sua magnanimità; dall’altra si inculcava la coscienza che la salvezza te la dovevi guadagnare con i tuoi sacrifici, la tua generosità, perché altrimenti non c’era niente da sperare. Anzi c’era subito un’altra massima che dovevi ricordare: “E’ peccato presumere la bontà e la misericordia di Dio”.

Il giudizio di Dio non è niente di tutto questo. E’ vero che a volte, leggendo in modo superficiale la Bibbia, specialmente certe pagine, è facile ricavare l’idea che Dio è esigente, vendicativo, inappellabile, ma sappiamo che la Bibbia deve essere capita in tutta la sua realtà (sono scritti di 2/3000 anni fa, in contesti completamente diversi dai nostri, in lingue lontane dalle nostre espressività). Anzi, proprio guardando il messaggio biblico nel suo insieme, ricaviamo che il Dio della Bibbia è un Dio misericordioso e giusto e il suo giudizio sull’uomo non è una serie di sentenze che devono impaurire, bensì la manifestazione della verità che ridà sempre all’uomo la sua dignità e lo fa crescere nella consapevolezza della sua identità.

Il giudizio di Dio è sempre un giudizio di verità, non una sentenza di chi ha in mano le chiavi del potere. In quanto tale è anche un giudizio di misericordia. Voglio fermarmi un attimo a spiegare questi due termini. Giudizio di verità. Di fronte al giudizio umano che vorrebbe essere capace di ristabilire la verità, ma ben poche volte ci riesce sia per l’incapacità degli uomini ad essere imparziali, sia per la difficoltà a trovare la verità stessa senza inquinamenti, il giudizio di Dio è verità assoluta, perché Lui è Verità. E non potrebbe essere diversamente, altrimenti Dio non sarebbe Dio. Dio non cambia parere, non muta nei suoi sentimenti, non segue gli alti e bassi dell’uomo.

Giudizio di misericordia. L’atto con il quale Dio ci fa conoscere la verità riguardo alla nostra vita è sempre un atto di misericordia, perché è segno che Dio vuole farci conoscere la verità per non lasciarci costruire la nostra vita sull’errore. Sarebbe la vera morte, perché l’errore non produrrà mai vita. Dio stesso ci dice “Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”.

La conclusione di questi ragionamenti che vado facendo è una sola: non solo non dobbiamo temere il giudizio di Dio, ma lo dobbiamo desiderare. Dove andremmo diversamente a conoscere la verità? Le verità che ci propongono gli uomini sono sempre parziali, spesso ingannevoli. Dio ci fa conoscere la verità che alimenta la nostra vita, che è lei stessa vita. Più conosciamo in modo chiaro ed evidente la verità, più la nostra vita è autentica.

Non dimentichiamo la verità più importante. Il Giudizio di Dio è già stato fatto ed è in atto: è l’evento GESU’ CRISTO! Lui è il giudizio di Dio nella nostra vita e su questo nostro mondo. Senza di Lui il mondo vaga nell’errore, il suo messaggio e la sua presenza sono la garanzia di verità. Di fronte a Lui la menzogna, l’errore, il peccato non hanno più nessun potere di dominare questo mondo. Nemmeno la morte, perché è sconfitta sulla croce di Cristo e definitivamente vinta nella risurrezione il giorno di Pasqua. Il brano del Vangelo che ci è offerto dalla liturgia in questa domenica non deve incutere paura. Al contrario è un annuncio definitivo di vittoria del bene sul male. Se il giudizio di Dio è su di noi, noi siamo salvi.