“Voce di uno che grida nel deserto”: il Vangelo della II domenica di Avvento

Il testo di Isaia recita così: “Voce di uno che grida: nel deserto preparate la via del Signore. Tutte e due le versioni sono Parola del Signore, perché quando il Nuovo Testamento cita l’Antico, modificandolo, è Parola di Dio lui stesso. Non c’è bisogno di cancellarne uno per tenere l’altro. Semmai tocca a noi cercare e accogliere il messaggio dei due Testamenti. Così, nel testo di Isaia viene sottolineata la “voce di uno che grida” e chiede di preparare le vie del Signore nel deserto per dire che devono essere preparate ovunque, anche nei luoghi più impensati. Nel Vangelo di Luca viene messa l’attenzione su “La voce di uno che grida nel deserto”. Dice ancora l’eccezionalità dell’annuncio della Parola di Dio.

Il deserto per la Bibbia più che un luogo geografico è una condizione di vita. Gli Ebrei avevano sempre presente l’esperienza prolungata ed unica che il popolo aveva fatto per quarant’anni: là si era rifugiato ed era scampato dai nemici (gli Egiziani in primo luogo); là avevano incontrato il Signore che si era rivelato sul monte Sion ed aveva dato loro la Legge; là erano diventati popolo. Era stata un’esperienza dura, ma unica e punto di riferimento costante nei secoli avvenire.

Anche per noi il deserto può essere una condizione che spesso incombe su di noi: ci sono tutti i problemi di ogni giorno che ci costringono a vivere situazioni di precarietà ed incertezze, ci sono le incomprensioni e le incertezze che ci nascondono i pericoli. A tutto questo si aggiungono le nostre fragilità che ci fanno sentire Dio sempre più lontano. Ora, in queste situazioni ed esperienze sentire la voce forte di chi ci invita a preparare la strada al Signore che viene è qualcosa di assolutamente nuovo e confortante. E’ nuovo di fronte alla nostra situazione spesso stagnante e senza prospettive. In un silenzio imbarazzante della vita la voce di qualcuno ci risveglia, ci conforta, ci rassicura che non siamo soli. In quel momento non interessa se siamo responsabili o meno della nostra situazione, siamo invece rassicurati dalla presenza di qualcuno.

Dio, pur di farci notare la sua presenza, accetta anche di essere questo “qualcuno” anonimo pur di non farci sentire di essere nessuno. Preparargli le strade in questo caso mi pare che voglia dire essere attenti a quella voce che può sorgere nell’intimo della nostra coscienza oppure per mezzo di una persona amica o nella comunità che ci invita. Il Signore che grida la sua presenza non ci chiede anzitutto un esame di coscienza con relativo mea culpa, ma attenzione a Lui che vuole parlarci per rassicurarci, per stare con noi. Qui c’è il mistero del Natale, non quello delle luci e dei regali, ma quello del Figlio di Dio che nasce uomo in una grotta, si confonde con tutti gli altri esseri umani, è attorniato da gente povera che lo accoglie con semplicità, ma con spontaneità piena di delicatezza.

Potrebbe essere la voce forte e insistente che viene a richiamarci per rimettere in riga la nostra condotta. Non dobbiamo temerla! Il Signore non pensa mai di umiliarci perché abbiamo sbagliato. Ci raccoglie come si raccolgono i cocci di un vaso rotto con l’unico intento di ricostituirlo alla sua bellezza. Riconoscerci peccatori davanti a Lui non è umiliante, ma solo essere disponibili ad entrare nel dialogo di salvezza che Lui ci vuole proporre. Un dialogo che, mentre ci fa conoscere tutta la sua bontà e misericordia, ci restituisce la nostra dignità. Il Signore non ci dirà mai: “Ti ho perdonato anche l’altra volta! …” oppure: “Questa è l’ultima volta! …” Il suo perdono stesso ricostruisce la nostra vita; è sempre un abbraccio di amore che riempie e ricostituisce i vuoti del nostro spirito. La voce di Giovanni Battista è grave e potente; emerge distinta sulle nostre voci spesso confuse e inconcludenti, ma non è una minaccia. E’ un annuncio di salvezza.

Don Luigi Trivini​