Don Bergamaschi: l’alfabeto del Coronavirus e della Rinascita (1a puntata)

Di rinascere abbiamo davvero bisogno, dopo la terribile esperienza della pandemia tutt’ora in corso e della chiusura della vita sociale ed economica. Un tempo di paura, incertezza, sofferenza, smarrimento, ma non abbiamo perso la voglia e il desiderio di rinascere, di ricominciare, di riprendere la nostra vita. Rinasceremo? A quaranta giorni dal Natale, in forza di quella “apparizione della grazia di Dio” (Lettera a Tito 2, 11-14) che ha portato Luce in un mondo di Tenebre, direi proprio di sì. Questo tempo ci sta insegnando tanto. Per esprimere questa ‘rinascita’ scelgo di stilare una specie di alfabeto con le lettere iniziali di parole importanti, parole che sono e diventano un impegno di vita.

A … come “Andrà tutto bene”.

L’abbiamo visto scritto dappertutto. L’abbiamo sentito pronunciare da tanti. Ma questo slogan io lo vorrei pronunciare da credente. Noi cristiani crediamo nella forza della risurrezione di Cristo. Per cui con San Paolo non temiamo di affermare che “sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio” (Rm. 8,28). Lo slogan “Andrà tutto bene” chiama in causa la nostra fede e la concezione che abbiamo di Dio. Che visione abbiamo di Dio? E’ colui che manda castighi agli uomini per costringerli a riflettere o colui che permette una libertà fallimentare perché si inneschi un movimento di rinnovamento e di conversione? E’ il deus ex machina che alla fine salta fuori e mette tutto a posto? Per me “Andrà tutto bene” vuol dire precisamente questo: Tutto ritorna alla sua integrità, per mezzo del Cristo. Così infatti abbiamo pregato nella Veglia Pasquale:” O Dio, potenza immutabile e luce che non tramonta, volgi lo sguardo alla tua Chiesa, ammirabile sacramento di salvezza, e compi l’opera predisposta nella tua misericordia: tutto il mondo veda e riconosca che ciò che è distrutto si ricostruisce, ciò che è invecchiatosi rinnova e tutto ritorna alla sua integrità per mezzo del Cristo, che è principio di tutte le cose, e vive e regna nei secoli dei secoli”. (Messale Romano, Veglia pasquale, Colletta dopo la settima lettura, p.180). P. Raniero Cantalamessa, nella predica alla Casa pontificia del Venerdì santo, 10 aprile 2020, durante la liturgia della Passione nella Basilica di San Pietro, ha detto: “Forse che Dio Padre ha voluto lui la morte del suo Figlio sulla croce, a fine di ricavarne un bene?  No. Ha semplicemente permesso che la libertà umana facesse il suo corso, facendola però servire al suo piano, non a quello degli uomini. Questo vale anche per i mali naturali, terremoti ed epidemie. Non le suscita lui. Egli ha dato anche alla natura una sorta di libertà, qualitativamente diversa, certo, da quella morale dell’uomo, ma pur sempre una forma di libertà. Libertà di evolversi secondo le sue leggi di sviluppo. Non ha creato il mondo come un orologio programmato in anticipo in ogni suo minimo movimento”. La libertà umana e naturale, insomma, fanno il loro corso, ma Dio, nella sua libertà amorosa, è capace di scrivere dritto sulle righe storte della storia.

B … come “Battaglia”.

Siamo in battaglia. Contro il virus. Nella preghiera fatta da solo in piazza San Pietro il 27 marzo 2020, il papa ha paragonato il momento che stiamo vivendo a quello vissuto dai discepoli nella barca in balia delle onde. Resistere o essere resilienti? La resilienza non è la semplice resistenza per la quale si cerca di difendersi da un pericolo o da una tragedia o da una catastrofe, ma è qualcosa di più: è resistere ma con uno sguardo al futuro. In psicologia la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti. P. Amedeo Cencini nel SIR (Servizio Informazione Religiosa) del 16 maggio 2020, concludendo un’intervista ha detto che:” Non basta resistere e rimanere, senza farsi cambiare o convertire dalla crisi che si sta attraversando … Trovare un nuovo modo di amare l’altro e nuove motivazioni per decidere di stare accanto alla persona che ha scelto: costui è colui che è fedele. E fedeltà è sempre creativa. Questa è la vera resilienza”. Quindi resilienza, non solo resistenza nella battaglia.

C … come “Crisi”.

Crisi sanitaria e crisi economica vanno insieme. Il coronavirus ci ha fatto capire quanto siano interdipendenti le due crisi. Se un tempo la cura della salute era un privilegio e se la poteva permettere solo chi aveva i soldi, oggi è un diritto e risponde a criteri di giustizia sociale. Ciò significa che bisogna cominciare a ragionare in termini di complessità e di saggia prevenzione. Garantendo la salute noi favoriamo anche il progresso sociale. La segreteria della CEI nel messaggio del 7 aprile 2020, “Seminare speranza. Il tempo del discernimento nel sociale”, scrive:” Per questo il discernimento riguarda gli investimenti necessari per la ricerca scientifica e per rafforzare tutto il sistema della cura della persona, declinando i principi di solidarietà e di sussidiarietà con maggior efficacia”. La diffusione del virus ha ricadute drammatiche sul mondo del lavoro e sulla vita sociale delle persone. Continua la CEI:” I lavoratori e le lavoratrici, il mondo dell’impresa e della cooperazione, la filiera agroalimentare, i settori del commercio e dei trasporti, il comparto turistico e molte altre attività soffrono: sono in pensiero per l’oggi”. E costringe tutti a porsi interrogativi come:” Avrò ancora il posto di lavoro? Potrò continuare a portare in famiglia uno stipendio? Riuscirò a pagare i mutui della casa e dell’affitto? Ce la farò a mantenere i dipendenti in azienda? Come potrò affrontare i debiti contratti per aprire l’attività? Ci sarà un sostegno economico che consenta di tenere in piedi il progetto di una vita? Come fare se ci si trova esposti al fallimento perché non si hanno alle spalle né un patrimonio familiare né protezioni sociali adeguate?” (cfr. CEI). Questa crisi sanitaria ha avuto ricadute tragiche sugli anziani, e in questo senso è a maggior ragione pure una crisi sociale. Per non parlare della carenza educativa scolastica per i nostri giovani. Anche questo è un motivo di riflessione a cui non potremo sottrarci nel dopo Coronavirus.

(l’alfabeto continuerà la prossima settimana)