Il giorno del giudizio: commento al Vangelo della Prima domenica d’Avvento

Cristo che viene a giudicare sconfigge definitivamente il male e fa emergere il bene. Non ha bisogno di sentenze, perché Lui in persona è il giudizio, perché Lui è la Verità. Ciò che dice, ciò che ha fatto, ciò che ha rivelato e soprattutto la croce è la Verità proclamata in tutti i modi, di fronte alla quale tutta la falsità del mondo, la malizia dell’uomo, l’errore proclamato come verità impallidisce e scompare. Molte volte il Vangelo ricorda che “nessuno aveva più il coraggio di fargli domande”!

Non solo Cristo non viene ad incuterci paura, ma, riprendendo il messaggio di domenica scorsa, consegna alla sua Chiesa il compito di essere lei stessa “giudizio” in questo mondo. Pensiamo quante volte la nostra vita si svolge nell’equivoco! L’equivoco delle conoscenze date con un secondo fine che disorientano le coscienze. L’equivoco delle proposte che addormentano l’intelligenza umana, la quale si ferma e si accontenta, senza contare che ben presto rimarrà delusa. L’equivoco dei nostri rapporti che spesso sono solo di facciata …. Di fronte a questi comportamenti dov’è la comunità cristiana che dovrebbe essere “giudizio” di Cristo per il mondo nel quale vive. La storia è piena di consapevolezze errate a questo riguardo: la Chiesa ha spesso pensato (preteso) di possedere la verità e poterla distribuire a suo arbitrio piuttosto di essere Verità che interroga l’altro. Il giudizio vero ed efficace non viene pronunciato dall’alto di una cattedra, ma nella vita che si interroga e si pone come punto di riferimento.

Per questo l’Avvento deve scuotere la nostra coscienza e aprirci all’attesa della venuta del Signore. Da parte nostra non ci deve essere timore o paura, perché il Signore viene a giudicare questo mondo con la sua presenza di piena Verità, ci dice dov’è la Verità che noi cerchiamo, ci fa essere Verità per aiutare i fratelli a trovare la strada giusta della salvezza.

Don Luigi Trivini