Pasqua 2021, don Bergamaschi: “Saniamo con Cristo le ferite dell’umanità”

Nella notte pasquale risuona la voce della Chiesa: ”Cristo, mia speranza, è risorto!”. Così il Santo Padre Papa Francesco esordiva nel suo messaggio pasquale del 2020. Dopo un anno siamo ancora qui … per ascoltarlo. E diceva: “E’ un altro ‘contagio”, che si trasmette da cuore a cuore – perché ogni cuore attende questa Buona Notizia. E’ il contagio della speranza: “Cristo, mia speranza, è risorto!”. Non si tratta di una formula magica, che faccia svanire i problemi. No, la risurrezione di Cristo non è questo. E’ invece la vittoria dell’amore sulla radice del male, una vittoria che non “scavalca” la sofferenza e la morte, ma le attraversa aprendo una strada nell’abisso, trasformando il male in bene: marchio esclusivo del potere di Dio. Il Risorto è il Crocifisso, non un altro. Nel suo corpo glorioso porta indelebili le piaghe: ferite diventate feritoie di speranza. A Lui volgiamo il nostro sguardo perché sani le ferite dell’umanità afflitta”. Sì, è a partire dal Crocifisso Risorto che vogliamo leggere quanto stiamo vivendo e cercare la strada buona per venire fuori da questa situazione critica dovuta alla pandemia.

Si può dare un prezzo a un abbraccio o a una carezza? Stiamo avvertendone tutti la mancanza in questa crisi dovuta al coronavirus. L’uomo tecnologico, sempre attento alla domanda del mercato, non mi risulta che abbia prodotto un surrogato di abbracci e di carezze. Ne esistono forse di artificiali? Magari con dei robot? Essere accettati, accuditi, confortati e possibilmente curati è un’esigenza insopprimibile dell’essere umano. In questa pandemia dove tutti corrono ai vaccini (?) o dove siamo preoccupati dei numeri (contagiati, morti, ricoverati …), si è perso di vista la cura, l’accudimento, la vicinanza, l’accoglienza … perché ci salveremo se staremo … distanziati: gli uni dagli altri, i nipoti dai nonni, lontani da un letto di ospedale, mettendo una barriera di fronte agli altri con la mascherina che copre il volto, senza toccarci e via dicendo. Invece Cristo, il Crocifisso Risorto, dice a Tommaso e a tutti noi: metti qua il tuo dito nel mio costato, toccalo e non avere paura, sii credente! La nuova Vita nasce da un tocco: toccare il corpo di Gesù, non solo quello glorioso del giorno della sua Risurrezione o quello santissimo dell’Eucarestia, ma anche quello delle sue membra che siamo noi; mettere le dita dentro le piaghe dei fratelli e delle sorelle in cui Lui è presente ci permetterà di fare l’esperienza della speranza della vita nuova e di uscire dalla crisi attuale.

Don Zeno, il fondatore di Nomadelfia, diceva in una sua omelia del 1963: ”La Pasqua ci invita a non perdere la speranza perché Gesù è risorto! Abbandoniamo le paure e confidiamo in Lui, possiamo avere la sua forza per vincere le nostre angosce, debolezze e avere uno sguardo universale, impegnando la vita per il bene di tutti, amando come Gesù ci ha insegnato”. Non usciremo dalla crisi affidandoci ancora al binomio costi – benefici; occorre aggiungere un terzo elemento: la gratuità. I cristiani si offrano volontariamente a costo zero perché i fratelli possano vivere. Questa è la traduzione nel quotidiano della Pasqua. Sono passati venti secoli e abbiamo constatato che i santi hanno fatto delle grandi cose con la Sua Forza di Risorto. Il mondo è rimasto pagano, anche crudele nei rapporti umani, il mondo è rimasto egoista, specialmente lo notiamo in questa terza ondata di coronavirus, ad un anno esatto dalla prima, quando sembrava che fossimo tutti uniti per far fronte alla pandemia, ma non è stato così. I santi invece hanno dato un esempio di una vita nuova. Hanno camminato sulle orme del Cristo Crocifisso ma Risorto e hanno fatto cose giganti con pochi mezzi. Quel po’ di bene che si vede in tutti i campi è tutta opera dei santi.

E allora, chi ci vieta di essere come loro? O noi accettiamo di fare come loro, e abbiamo questa potenza della Risurrezione nella gratuità, oppure non diciamo più nulla al mondo. E’ risorto dai morti, ha fatto vedere che ha tutte le forze in mano; anche noi ne siamo partecipi. La risurrezione per noi è il principio della nostra forza, abbiamo questa potenza che viene da un “perdente” ma “riscattato”, l’unico che ha il potere di trasformare il male in bene. Questa è la Pasqua! Questa è la nostra speranza! Questa è la nostra forza! Auguri.